Cadere è pregare.
Ogni filo d’acqua, ogni rivolo e ogni spruzzo, si fa voce che nessuno possiede,
eco che non conosce confini.
Luce spezzata in mille frammenti danza nell’aria come se il tempo si fosse dimenticato di scorrere.
Nella vertigine della sua corsa c’è la memoria di ogni inizio,
nel bacino che la accoglie, la promessa di un ritorno.
La cascata forse non chiede di essere guardata:
è lei a guardare.
Ci interroga con la sua furia che consola,
con la sua resa che diventa canto.
E noi, in ascolto, impariamo a cadere senza fine.

